Letture In Sosta N.2: BARNABO DELLE MONTAGNE

Temete che il vostro socio si incrodi per 40 minuti sul tiro duro della via? Per scacciare la noia portatevi un buon libro!

Questo mese vi consigliamo BARNABO DELLE MONTAGNE di Dino Buzzati (pubblicato per la prima volta nel 1933, e coronato nel 1994 dal successo cinematografico diretto dal regista Mario Brenta).

“Il Babau”, acrilico su tela, 1969

Il romanzo, inserito nella cornice fiabesca che caratterizza sempre le ambientazioni Buzzatiane, parte dalle vicende di vita del protagonista, Bàrnabo, un giovane guardaboschi che vive con i suoi commilitoni in una casa tra le montagne. Il loro compito è quello di sorvegliare la “Polveriera”, un deposito di munizioni nel cuore del monte, al cospetto delle crode.
In questo modo Buzzati ci presenta temi a lui molto cari: l’inarrestabile passare del tempo, l’apparente inutilità del gesto quotidiano, ma anche la bellezza e il valore della solitudine, e lo splendore delle montagne.
Infatti, il dramma umano che l’ha accompagnato per tutta la vita è stato proprio quella sensazione di perdere tempo, di aspettare sempre qualcuno o qualcosa che mai arriva, e che quando lo fa, non ci trova mai pronti. Proprio come succede a Bàrnabo.
Quindi una delle possibili chiavi di lettura dei libri di Buzzati va trovata nella scelta, consapevole e volontaria, della solitudine, quella che Bàrnabo accetta come compagna di vita.
Il ruolo delle montagne qui è proprio questo: sono dispensatrici di solitudine, e perciò bisogna difenderle e preservarle come tali.
Lo spazio, invece, è quanto mai relativo: il vero protagonista dell’opera di Buzzati è il tempo, che con il suo inesorabile scandire la vita accompagna le nostre scelte e azioni, spesso inutili come lo scalare. Eppure ogni alpinista, quando può, continua a recarsi in quei luoghi quasi dimenticati; alla ricerca, come Bàrnabo, di qualcosa fra le montagne: il suo tentativo (ma anche il nostro forse?) è quello di trovare, nella dignità del silenzio, il senso della vita.
Diego Perotti
*NOTA SULL’AUTORE: Cominciai a leggere questo libro durante il lavoro per la mia tesi di laurea in filosofia nel 2013. Non conoscevo bene Buzzati: sapevo solo che era l’autore del Deserto dei Tartari e nient’altro!
E’ bellunese, presto però naturalizzato milanese, diventa giornalista di successo per il Corriere Della Sera. Ma ridursi a considerarlo un giornalista che ha pubblicato anche alcuni libri sarebbe come considerare Messner uno che ha scalato nel mondo solo qualche misera montagna. Infatti l’importanza di Buzzati nel panorama letterario italiano lo colloca come esponente di spicco della corrente artistica Surrealista (quella del pittore Salvador Dalí per intenderci), che, per rendere l’idea, mira a un’arte che interpreti la realtà non più attraverso una fedele riproduzione di ciò che i nostri occhi vedono, ma come rappresentazione dei misteri dell’inconscio e della dimensione del sogno, che fino ad allora, negli ambienti scientifici/accademici (ad eccezione di Freud), avevano avuto poco spazio .

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