Cammino verticale – ricordi di Lorenzo Massarotto

La storia che presento è successa diversi anni fa e il ricordo non è estremamente preciso ma la racconto così come mi è rimasta nella mente, per il mio modo di sentire. Sono fatti diversi, ma collegati insieme, perché riferiti a un unico personaggio. L’alpinista a cui faccio riferimento è Lorenzo Massarotto. Tra noi alpinisti alle prime armi le sue imprese alpinistiche erano motivo di commenti sbalorditi e meravigliati.

In quegli anni era mia abitudine prendermi qualche giorno di vacanza in montagna e concentrarmi a esplorare un gruppo con Renato, il mio compagno di allora. Quell’anno facemmo base al rifugio Coldai del Civetta. Rifugio molto frequentato, e alla sera, prima di dormire, si facevano due chiacchiere con il gestore. Tra le varie notizie e storie che ci raccontò mi rimase impressa quella volta che colse Massarotto mentre stava rovistando nel magazzino della roba da mangiare del rifugio, avendone scardinato la porta. Il rifugio era chiuso perché era inverno, e Massarotto stava facendo una solitaria invernale sulla parete nordovest e probabilmente stava salendo o era sceso perché la fame non era sopportabile. Il gestore tutto soddisfatto ci raccontò che minacciando Massarotto con la sua doppietta l’aveva portato ai carabinieri di Agordo. Non so quali conseguenze ebbe, perché non ci disse nulla al riguardo.

A distanza di anni nel 2004 Paola, alpinista di vecchia conoscenza, mi invitò a fare una salita proprio con il mitico Lorenzo Massarotto. Forse era una forma di riconoscenza perché l’anno prima si era legata alla mia corda sulla Solleder alla Civetta. Aveva organizzato il tutto e aveva programmato di dormire ad Agordo perché disponeva di un appartamento. Sabato avremmo dormito lì e il giorno dopo avremmo arrampicato. La sera andammo a mangiare una pizza insieme e ognuno parlava della propria attività alpinistica e non. Mi ricordo di come Lorenzo parlava con nostalgia dei disgaggi che lui faceva, prendendo diversi soldi e avendo un sacco di tempo libero per l’attività in montagna. Riferiva di come quei tempi erano passati, ora c’erano molti meno incarichi di quella natura e una notevole quantità di gente disponibile a quel difficile lavoro e la paga era molto inferiore.

Ero davanti a un personaggio anomalo, in alpinismo faceva tantissimo, molto da solo e non pubblicizzava. Lo faceva per il suo piacere senza i media o sponsor al seguito. Aveva una disponibilità che tra i personaggi importanti che nell’alpinismo conoscevo non avevo mai visto. Ci preparammo per la notte, io ovviamente cedetti l’unico letto disponibile a Lorenzo e mi disposi a dormire per terra con il sacco a pelo. Notai come fosse ordinato e che le sue cose, anche se datate, erano tenute con cura. La mattina, dopo una rapida colazione, andammo in Moiazza alle “torri del camp” per una strada che mi indicò lui e che io non conoscevo. Lorenzo aveva aperto diverse vie in quella zona e ci avviciniamo senza sapere la meta precisa, pensavo che probabilmente avremo fatto qualcosa di suo di estremamente difficile e poco protetto. Sotto la prima torre dopo aver guardato attentamente la parete alla ricerca di chiodi e individuatone uno si fermò e cominciò a prepararsi per la salita. Si dispose come era naturale da primo di cordata delegandomi a fargli sicura, poi partì e cominciò ad arrampicare. Non aveva movimenti particolarmente eleganti ma aveva una scioltezza naturale che sembrava stesse facendo una passeggiata su un comodo sentiero in piano. Dopo 4/6 tiri di discreta difficoltà e rare protezioni mi chiese se volevo andare davanti a finire la via, io accettai con gioia. La via si rivelò non difficile, ovvio che parlo per le capacità di allora, mi diede indicazioni su come uscire e una volta fuori mi disse che avevamo fatto “17 Luglio 1950”, che è la sua data di nascita.

Mi restò un bel ricordo di Lorenzo Massarotto. Il pensiero corse agli anni precedenti, a quello che mi aveva detto il gestore del Coldai soddisfatto per aver pescato Massarotto con le mani nel sacco. Provo ancora adesso dispiacere. Il gestore insegue solo il suo profitto, difende la sua proprietà e come in ogni comunità ne ha il diritto. Mi rattrista molto che gente, come il gestore, che dovrebbe avere rispetto per chi svolge attività alpinistica e che crea promozione per il posto, sia così ottuso da non capire e umilia in quel modo Massarotto. Un altro pensiero è che bisogna conoscere persone e fatti per farsi un giudizio e basta poco per fare del male.

R. Bertuzzi

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